"Lungo le strade, nei campi coltivati, spunta un miriade di fiori bianco-argento, sono fiori di patata, un alimento che ci conduce alla riscoperta delle nostre radici contadine."
MARIGLIANO - La prima tappa del mio viaggio è inaspettata e sorprendente. Mi fermo molto prima del previsto e non molto lontano da dove sono partito, nelle campagne dell’agro acerrano-mariglianese, in quella che viene chiamata “ Pianura di Polvica”. A determinare la mia sosta non prevista, mentre mi dirigevo verso luoghi un po’ più lontani della nostra Regione, è la miriade di fiori dal color bianco-argento che spunta dai campi che costeggiano la strada che sto percorrendo. Non ho mai visto un fiore simile e incuriosito fermo l’auto e comincio ad interrogarmi sull’identità di questi misteriosi fiori.
Non riuscendo a venirne a capo, decido di chiedere informazioni ad un contadino di passaggio, che sicuramente meglio di me conoscerà i prodotti della terra.
La risposta che ottengo, mentre vengo guardato con un misto di incredulità e scetticismo, è semplice e sorprendente: sono fiori di patata. Ora che lo so mi sembra ovvio! Tutta la zona tra i comuni di Acerra e Marigliano è da sempre coltivata a patate, solo che, ora me ne rendo conto, noi “cittadini” non siamo più abituati a seguire i cicli di maturazione dei frutti della terra e spesso dimentichiamo che il delizioso tubero da noi chiamiamo patata rappresenta solo una parte di una pianta che, come ogni altra, ad un certo punto dell’anno (a maggio in questo caso) fiorisce.
Ed ora mi ritorna alla mente anche un aneddoto che mi venne raccontato a scuola da qualche maestra, quello secondo cui i fiori di patata vennero anche indossati dalla regina di Francia Maria Antonietta per spingere la corte e i sudditi a consumare il tubero, verso il quale, al momento della sua introduzione dall’America, si era creata una certa diffidenza. La patata venne infatti scoperta nel XIV secolo durante la conquista del Perù dagli spagnoli di Francisco Pizarro che la portarono in patria da dove si diffuse poi in Germania e in Italia e successivamente in Francia.
In tutta Europa però, per quasi due secoli, venne considerata solo una curiosità botanica e utilizzata per lo più come pianta d’appartamento. Questo a causa dell’aspetto inconsueto e all’appartenenza alla famiglia delle Solanacee (come la belladonna o la dulcamara), piante dalle foglie velenose che erano in odore di stregoneria o venivano considerate dannose per la salute. Inoltre, il fatto che non si potesse usare per panificare e non si potesse mangiare cruda la rendevano poco attraente agli occhi dei contadini, che non sapevano bene come consumarla. Ci vollero dapprima la guerra dei Trent’anni anni (1618-1648) e poi le epidemie e le carestie della metà del ‘700 per superare questi tabù, diffondere la conoscenza della patata e avviarne la coltivazione sistematica in Irlanda, Inghilterra, Olanda e Prussia.
In Francia fu solo grazie all’opera di Antoine Augustin Parmentier, farmacista ed agronomo, che la patata venne finalmente sdoganata da accuse e false credenze. Questo studioso riuscì a dimostrare, nel 1773, l’infondatezza dei pregiudizi ai luminari dell’Accademia di Medicina di Parigi, ma la sua opera non si fermò qui. Per far conoscere al popolo la nuova pietanza, fece piantare interi campi di patate nelle terre attorno a Parigi, ottenendo dal re che fossero sorvegliati dai soldati durante il giorno.
La notte, gli abitanti della zona, incuriositi, rubavano i preziosi tuberi, assicurandone in tal modo la pubblicità. Una volta scoperto che la patata, consumata cotta, rappresentava un cibo non solo gustoso ma anche nutriente, non ci furono più limiti alla sua diffusione. Divenne ben presto un alimento immancabile sulle tavole contadine, utile soprattutto nei periodi di magra, quando carestie o avversità naturali danneggiavano le altre coltivazioni, infatti, le patate, che crescono sottoterra, erano le uniche a resistere. Utilizzata in diverse preparazioni, sia dolci che salate, la patata divenne la grande protagonista della cultura gastronomica contadina, il cosiddetto “cibo dei poveri” che non poteva mai mancare.
Le caratteristiche nutrizionali, in termini di apporto di glucidi complessi sotto forma di amido, fibre, vitamine (B1, B2, B3, B6 e C), ferro e potassio la rendono però un alimento tutt’altro che povero e ne fanno ancora oggi un alimento di grandissima diffusione ed apprezzato da tutti. Recentemente, si è scoperto che il considerevole apporto di amidi gastroresistenti protegge l’organismo dall’insorgenza di tumori legati all’eccessivo consumo di carne rossa. Basta infatti associare al piatto di carne un’insalata di patate lessate o cotte al vapore per mitigare i danni della dieta prevalentemente carnivora.
La patata, in tutte le sue varietà, dalla matura da “conservazione” che si raccoglie a settembre/ottobre, alla novella, che nei luoghi in cui mi trovo ora si raccoglie già a maggio, non può dunque mancare come contorno sulle nostre tavole, sia in quanto alimento che giova alla salute sia in quanto testimonianza del forte legame con le tradizioni culinarie del nostro passato. La vista dei fiori di patata mi ricorda l’importanza che questo alimento ha avuto per i nostri nonni, che ben ne avevano compreso il valore. Una vista che ci dà l’occasione per riscoprire ancora una volta le nostre radici.
Non riuscendo a venirne a capo, decido di chiedere informazioni ad un contadino di passaggio, che sicuramente meglio di me conoscerà i prodotti della terra.
Ed ora mi ritorna alla mente anche un aneddoto che mi venne raccontato a scuola da qualche maestra, quello secondo cui i fiori di patata vennero anche indossati dalla regina di Francia Maria Antonietta per spingere la corte e i sudditi a consumare il tubero, verso il quale, al momento della sua introduzione dall’America, si era creata una certa diffidenza. La patata venne infatti scoperta nel XIV secolo durante la conquista del Perù dagli spagnoli di Francisco Pizarro che la portarono in patria da dove si diffuse poi in Germania e in Italia e successivamente in Francia.
In tutta Europa però, per quasi due secoli, venne considerata solo una curiosità botanica e utilizzata per lo più come pianta d’appartamento. Questo a causa dell’aspetto inconsueto e all’appartenenza alla famiglia delle Solanacee (come la belladonna o la dulcamara), piante dalle foglie velenose che erano in odore di stregoneria o venivano considerate dannose per la salute. Inoltre, il fatto che non si potesse usare per panificare e non si potesse mangiare cruda la rendevano poco attraente agli occhi dei contadini, che non sapevano bene come consumarla. Ci vollero dapprima la guerra dei Trent’anni anni (1618-1648) e poi le epidemie e le carestie della metà del ‘700 per superare questi tabù, diffondere la conoscenza della patata e avviarne la coltivazione sistematica in Irlanda, Inghilterra, Olanda e Prussia.
In Francia fu solo grazie all’opera di Antoine Augustin Parmentier, farmacista ed agronomo, che la patata venne finalmente sdoganata da accuse e false credenze. Questo studioso riuscì a dimostrare, nel 1773, l’infondatezza dei pregiudizi ai luminari dell’Accademia di Medicina di Parigi, ma la sua opera non si fermò qui. Per far conoscere al popolo la nuova pietanza, fece piantare interi campi di patate nelle terre attorno a Parigi, ottenendo dal re che fossero sorvegliati dai soldati durante il giorno.
Le caratteristiche nutrizionali, in termini di apporto di glucidi complessi sotto forma di amido, fibre, vitamine (B1, B2, B3, B6 e C), ferro e potassio la rendono però un alimento tutt’altro che povero e ne fanno ancora oggi un alimento di grandissima diffusione ed apprezzato da tutti. Recentemente, si è scoperto che il considerevole apporto di amidi gastroresistenti protegge l’organismo dall’insorgenza di tumori legati all’eccessivo consumo di carne rossa. Basta infatti associare al piatto di carne un’insalata di patate lessate o cotte al vapore per mitigare i danni della dieta prevalentemente carnivora.
La patata, in tutte le sue varietà, dalla matura da “conservazione” che si raccoglie a settembre/ottobre, alla novella, che nei luoghi in cui mi trovo ora si raccoglie già a maggio, non può dunque mancare come contorno sulle nostre tavole, sia in quanto alimento che giova alla salute sia in quanto testimonianza del forte legame con le tradizioni culinarie del nostro passato. La vista dei fiori di patata mi ricorda l’importanza che questo alimento ha avuto per i nostri nonni, che ben ne avevano compreso il valore. Una vista che ci dà l’occasione per riscoprire ancora una volta le nostre radici.
Già pubblicato su marigliano.net
Fotografie SEMA, 2009, Giuseppe Ottaiano © tutti i diritti riservati, menzione del nome dell'Autore obbligatoria ai sensi legge 633/41 e successive modifiche e integrazioni.
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