"Tra le città di Somma Vesuviana, Massa di Somma ed Ercolano, alla ricerca dell’oro rosso del Vesuvio."
Il Vesuvio ha nel tempo donato alle pianure circostanti un terreno fertile e produttivo, custode di prelibatezze protagoniste da sempre della nostra cultura gastronomica. Il mio viaggio continua, o meglio, riprende dopo la pausa inaspettata e piacevole che mi ha bloccato appena partito.
Mi dirigo verso le campagne circostanti i comuni situati alle pendici del Vesuvio, e più precisamente verso l’area compresa tra le città di Somma Vesuviana, Massa di Somma ed Ercolano, alla ricerca dell’oro rosso del Vesuvio.
Il vulcano partenopeo, di cui, dalla posizione in cui mi trovo,scorgo il versante del Monte Somma, domina lo scenario della mia ricerca,come da sempre domina questi luoghi, con la sua mole minacciosa, ma allo stesso tempo familiare, quasi rassicurante. Nella cultura partenopea, il Vesuvio è sempre stato concepito come una sorta di Giano Bifronte, presenza oscura e nefasta, pacifica e generosa: e una volta raggiunto l’obiettivo della mia ricerca, mi rendo conto del perché.

Dinanzi ai mieiocchi si offre uno spettacolo che solo in questi luoghi è possibile osservare: una serie quasi infinita di piccoli globi rossi, del colore del fuoco, che avvicinandomi riconosco come pomodori. Ma questi non sono pomodori qualunque, sono piccoli, non peseranno più di 20 grammi l’uno, leggermente pruniformi, con un particolare piccolo pizzo all'estremità inferiore e squadrature laterali vicino al picciolo, sono i famosi Pomodorini del Vesuvio, conosciuti anche col nome dialettale di Pomodorini "del Piennolo" (ovvero "del Pendolo") oppure come Pomodorini Spongillo, nome che fa riferimento alla tradizionale tecnica di appendere i pomodorini uniti a grandi grappoli per conservarli fino all’inverno.
E’ una varietà di pomodori particolarmente apprezzata in gastronomia per le sue qualità organolettiche e per l’inconfondibile e delizioso sapore dolce-acidulo derivante dalla elevata concentrazione di zuccheri e sali minerali. Questa è dovuta al terreno vulcanico dove vengono coltivati i “Pomodorini del Piennolo".
Ecco dunque rivelata la generosità del Vesuvio, che con le sue terribili eruzioni ha nei secoli distrutto e spaventato, ma anche donato ceneri ricche di minerali e sostanze nutritive che hanno arricchito il terreno, rendendolo fertile e capace di produrre meravigliose bontà come i Pomodorini del Vesuvio.
Questi rappresentano un alimento molto importante per l a dieta contadina, in quanto il metodo con cui vengono coltivati, in piccoli appezzamenti posti tra i 150 e i 450 metri sul livello del mare, in assenza di irrigazione ed esposti ad un sole quanto mai generoso, e il sistema con cui vengono conservati, permette loro di esprimere la meglio le proprie caratteristiche nutritive.
I pomodori sono, infatti, ricchi di vitamine A e C, ma contengono anche buone quantità di vitamina B, potassio, fosforo e magnesio. Aiutano a mantenere la buona salute di ossa, denti e vasi sanguigni e svolgono un’importantissima azione antiossidante e di protezione dalle infezioni.
Recenti studi hanno infatti dimostrato che nei pomodori è presente una preziosa sostanza antiossidante: il Licopene, capace di ridurre sensibilmente l'incidenza di alcuni tipi di tumori e di altre patologie legate al deterioramento dell'apparato cardio-vascolare. Gli agricoltori sono attenti a mantenere intatte le tecniche tradizionali di coltivazione che prevedono, tra l'altro, l'ausilio di sostegni realizzati con paletti di legno e filo di ferro, che evitano il contatto dei pomodorini con il suolo e fanno sì che essi ricevano i raggi solari uniformemente, colorandosi in maniera adeguata. Anche la tecnica di conservazione è ancora quella tradizionale: raccolti nel periodo estivo, tra luglio e agosto, prima della loro completa maturazione, i pomodorini vengono sistemati nella caratteristica forma a “piennolo”.
Posti a mano su un filo di canapa, legato a cerchio, arrivano a comporre un unico grande grappolo di diversi chilogrammi che verrà mantenuto sospeso da terra in luoghi ben asciutti e ventilati. Sistema questo, che, favorendo una lenta maturazione, consente una lunga conservazione, con la conseguente possibilità di consumare il prodotto “al naturale” fino alla primavera seguente. Dal piennolo è possibile "attingere" cogliendo i singoli pomodorini che diventano così un ingrediente essenziale di tanti piatti tipici napoletani, regalano un tocco inconfondibile alla pizza, alle bruschette, agli spaghetti, alle salse, agli intingoli a base di pesce e a molte altre ricette.
Queste piccole delizie rosso fuoco, possono essere variamente utilizzate in cucina e il loro gusto assolutamente unico ha spinto i ristoratori campani e non solo a valorizzare questo prodotto nelle loro ricette, recuperando un ingrediente tipico della tradizione partenopea e suscitando un interesse sempre crescente per questa perla gastronomica. Interesse che ha spinto i promotori del Pomodorino del Piennolo a conseguire il riconoscimento del marchio DOP.
Mi dirigo verso le campagne circostanti i comuni situati alle pendici del Vesuvio, e più precisamente verso l’area compresa tra le città di Somma Vesuviana, Massa di Somma ed Ercolano, alla ricerca dell’oro rosso del Vesuvio.
Il vulcano partenopeo, di cui, dalla posizione in cui mi trovo,scorgo il versante del Monte Somma, domina lo scenario della mia ricerca,come da sempre domina questi luoghi, con la sua mole minacciosa, ma allo stesso tempo familiare, quasi rassicurante. Nella cultura partenopea, il Vesuvio è sempre stato concepito come una sorta di Giano Bifronte, presenza oscura e nefasta, pacifica e generosa: e una volta raggiunto l’obiettivo della mia ricerca, mi rendo conto del perché.
Dinanzi ai mieiocchi si offre uno spettacolo che solo in questi luoghi è possibile osservare: una serie quasi infinita di piccoli globi rossi, del colore del fuoco, che avvicinandomi riconosco come pomodori. Ma questi non sono pomodori qualunque, sono piccoli, non peseranno più di 20 grammi l’uno, leggermente pruniformi, con un particolare piccolo pizzo all'estremità inferiore e squadrature laterali vicino al picciolo, sono i famosi Pomodorini del Vesuvio, conosciuti anche col nome dialettale di Pomodorini "del Piennolo" (ovvero "del Pendolo") oppure come Pomodorini Spongillo, nome che fa riferimento alla tradizionale tecnica di appendere i pomodorini uniti a grandi grappoli per conservarli fino all’inverno.
E’ una varietà di pomodori particolarmente apprezzata in gastronomia per le sue qualità organolettiche e per l’inconfondibile e delizioso sapore dolce-acidulo derivante dalla elevata concentrazione di zuccheri e sali minerali. Questa è dovuta al terreno vulcanico dove vengono coltivati i “Pomodorini del Piennolo".
Ecco dunque rivelata la generosità del Vesuvio, che con le sue terribili eruzioni ha nei secoli distrutto e spaventato, ma anche donato ceneri ricche di minerali e sostanze nutritive che hanno arricchito il terreno, rendendolo fertile e capace di produrre meravigliose bontà come i Pomodorini del Vesuvio.
Questi rappresentano un alimento molto importante per l a dieta contadina, in quanto il metodo con cui vengono coltivati, in piccoli appezzamenti posti tra i 150 e i 450 metri sul livello del mare, in assenza di irrigazione ed esposti ad un sole quanto mai generoso, e il sistema con cui vengono conservati, permette loro di esprimere la meglio le proprie caratteristiche nutritive.
Recenti studi hanno infatti dimostrato che nei pomodori è presente una preziosa sostanza antiossidante: il Licopene, capace di ridurre sensibilmente l'incidenza di alcuni tipi di tumori e di altre patologie legate al deterioramento dell'apparato cardio-vascolare. Gli agricoltori sono attenti a mantenere intatte le tecniche tradizionali di coltivazione che prevedono, tra l'altro, l'ausilio di sostegni realizzati con paletti di legno e filo di ferro, che evitano il contatto dei pomodorini con il suolo e fanno sì che essi ricevano i raggi solari uniformemente, colorandosi in maniera adeguata. Anche la tecnica di conservazione è ancora quella tradizionale: raccolti nel periodo estivo, tra luglio e agosto, prima della loro completa maturazione, i pomodorini vengono sistemati nella caratteristica forma a “piennolo”.
Posti a mano su un filo di canapa, legato a cerchio, arrivano a comporre un unico grande grappolo di diversi chilogrammi che verrà mantenuto sospeso da terra in luoghi ben asciutti e ventilati. Sistema questo, che, favorendo una lenta maturazione, consente una lunga conservazione, con la conseguente possibilità di consumare il prodotto “al naturale” fino alla primavera seguente. Dal piennolo è possibile "attingere" cogliendo i singoli pomodorini che diventano così un ingrediente essenziale di tanti piatti tipici napoletani, regalano un tocco inconfondibile alla pizza, alle bruschette, agli spaghetti, alle salse, agli intingoli a base di pesce e a molte altre ricette.
Queste piccole delizie rosso fuoco, possono essere variamente utilizzate in cucina e il loro gusto assolutamente unico ha spinto i ristoratori campani e non solo a valorizzare questo prodotto nelle loro ricette, recuperando un ingrediente tipico della tradizione partenopea e suscitando un interesse sempre crescente per questa perla gastronomica. Interesse che ha spinto i promotori del Pomodorino del Piennolo a conseguire il riconoscimento del marchio DOP.
Già pubblicato su marigliano.net
Fotografie SEMA, 2009, Giusppe Ottaiano © tutti i diritti riservati, menzione del nome dell'Autore obbligatoria ai sensi legge 633/41 e successive modifiche e integrazioni.
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